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27/07/2016, 01:55



Di-fronte-ad-un-grande-Amore,-anche-il-cuore-più-duro-può-cambiare


 



Cosa c’entrano i fatti di Nizza con la nostra caritativa? In che modo quello che facciamo nel quartiere può dare risposta alle nostre domande e ai tragici eventi che accadono ogni giorno nel mondo?
Riportiamo la testimonianza di una nostra amica fatta durante l’assemblea di fine anno per tutti i volontari.

I fatti di cronaca di questi ultimi giorni (la strage di Nizza, l’incidente ferroviario in Puglia, il tentato colpo di stato in Turchia) hanno fatto riaffiorare potentemente in me le domande sul senso ultimo del vivere e del morire. Basta immedesimarsi seriamente per un solo momento, per sentire come proprio il bisogno urgente che non sia tutto definito da quell’impatto violento che strappa dalla vita. Di fronte al fatto della morte, al senso della morte, inevitabilmente ci si interroga sul senso della vita, sul desiderio che non sia vana, che non si perda vivendo. In ogni momento la vita ci viene data e in ogni momento può esserci tolta. Tutti dobbiamo morire. Non darlo per scontato fa nascere la domanda: Chi mi dà la vita? Per cosa vale la pena vivere? Cosa dà dignità e pienezza a tutto ciò che accade? Dove andiamo a finire noi e le persone che amiamo? Mi ha colpito constatare che queste sono le stesse domande che costituiscono il cuore della caritativa. Perché a differenza del volontariato che si fa per gli altri, per fare del bene agli altri, la caritativa è qualcosa che si fa per l’urgenza di queste domande, che si fa cioè solo per Dio. E di questo ne ho preso più coscienza proprio a partire da una difficoltà che vivevo nell’ultimo periodo nel vivere questo gesto. Per via degli impegni lavorativi e di studio non sono stata molto presente, e nei momenti in cui c’ero notavo una insofferenza in me, a differenza dei miei amici, e questo mi addolorava. Nonostante ciò non sono mancati degli slanci di altruismo (ad esempio ho portato una mamma di 5 figli, sola e senza lavoro, che non aveva più neanche il latte per la più piccola a fare la spesa per almeno le successive due settimane); ma questi gesti di cuore istintivi, di per sé non cambiavano in fondo la mia posizione, non si trasformavano in una pienezza per la mia vita. Questo fatto mi ha mostrato l’ulteriore differenza tra la solidarietà e la carità: la solidarietà è impetuosa per sua natura e si fissa sul bisogno che l’ha destata. La carità, invece, ha la pazienza di tenere presente la totalità dei fattori e diventa un’educazione anzitutto per sé, qualsiasi sia la posizione in cui ci si trova. Una conferma di questo l’ho avuta nel venire a conoscenza del seguente fatto: qualche giorno fa i miei amici hanno portato i ragazzi di cui ci occupiamo a fare un laboratorio di marionette, al ritorno si è deciso di andare a trovare Laura Salafia (una nostra cara amica rimasta paraplegica a seguito di un regolamento di conti durante il quale è stata colpita involontariamente da una pallottola volante). I nostri bambini la conoscono già e le vogliono un gran bene, ma questa volta c’era anche uno di quelli più tosti, che non ascolta, che non si ferma un attimo, uno di quelli con cui si fa proprio fatica anche a fare una cosa bella. Ad un certo punto si avvicina e le chiede perché lei è così, tutta immobilizzata su quella sedia, e lei gli racconta cosa le è accaduto e poi va avanti parlandogli della sua vita e dicendogli quanto è grata, e piena di gioia e quanto è felice di conoscerlo e lui ammutolito, ad un certo punto scoppia a piangere commosso... A me il fatto viene raccontato la sera dal mio fidanzato, il quale era molto colpito dall’accaduto e pieno di gioia. Di fronte ad un grande Amore anche il cuore più duro o distratto si lascia commuovere e cambia. Dopo questo racconto che mi ha lasciato molto stupita ho affidato la difficoltà che vivevo ai miei amici e nel confronto è emerso che non è mai la caritativa il problema, questa semmai svela come si vive l’interezza della vita. Svela, cioè, dove è il cuore. Infatti ciò che l’esperienza della caritativa mette in luce non è tanto la singola mossa personale volta al bene della gente che si vuole aiutare, ma anzitutto la disponibilità ad accogliere un’altra misura, un altro modo di discernere ciò che è essenziale o meno all’altro per vivere, un altro modo di prendersi cura dell’interezza della persona; ed anche un altro modo di concepire l’uso del proprio tempo; un altro modo di stilare la lista delle proprie priorità. Un Altro totalmente Altro a cui fare spazio. Una rivoluzione che squarcia l’ordine precostituito e chiede di offrire se stessi, la propria vita, perché il Mistero possa farla diventare grande, piena e viva. Per questo la caritativa si fa solo per Dio. Perché solo Dio può polarizzare in questo modo le energie dell’io. E perché solo Dio è all’altezza delle domande costitutive di senso e di felicità che sono radicate nel cuore di ogni uomo. Questo è vero in ogni aspetto della vita. Nello studio, nel lavoro, negli affetti, nelle varie esplicazioni della personalità umana, ognuno cerca la soddisfazione, desidera fare bene, essere amato, costruire cose grandi. Ma c’è sempre un rischio in tutto ciò che si vive e cioè che una qualche stabilità fondata sulla falsa sicurezza di turno, o sul riconoscimento di una propria riuscita, ci faccia accartocciare su noi stessi, rimetta un coperchio sul nostro cuore, facendoci credere che basta raggiungere i risultati che il mondo ci propone come ideale di successo o di comodità per essere felici, per essere realizzati.  Quando questo accade tutto diventa piccolo, stretto e anche un po’ noioso.  E si capisce come questa noia possa trasformarsi in una insoddisfazione che, portata alle estreme conseguenze, può condurre ad una esasperazione sempre più forte che può degenerare in apatia o in violenza. Allora diviene chiaro che aldilà del fanatismo religioso che spinge i terroristi (o alcuni di essi), alla base del male (personale e sociale) c’è il mancato riconoscimento di un Bene che rende grande la vita che si rintraccia in un rapporto concreto, presente, qui e ora, dentro le fatiche del vivere quotidiano, dentro il buio che incombe. In una Presenza Materna e Paterna irriducibile, a cui potersi affidare, con cui discutere, litigare, fare pace. E la caritativa, se si è leali con sé stessi, non si fa per nessun’altra ragione se non per imparare questo stare in rapporto, questa disponibilità continua all’iniziativa che Dio prende nella storia di ognuno. E allora uno comincia ad offrire il proprio tempo, i propri talenti, al meglio delle proprie possibilità e al tempo stesso con il realismo di chi sa che è solo un’altra Forza che è in grado di cambiare le cose, di renderle grandissime, ma che per farlo ha bisogno del mio sì.  Perché è solo sul soffio del nostro SI che Dio può moltiplicare un piccolo gesto trasformandolo in un capolavoro. 


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