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08/03/2016, 11:24



Dona-Cibo-all’Istituto-Vaccarini-di-Catania


 



"Prof, perché ci chiede di raccogliere cibo per aiutare le persone bisognose?  Chi ce lo fa fare?  Ognuno deve pensare ai fatti suoi."Cos’è più naturale dire davanti a una persona che ha bisogno: perché me ne devo occupare? Oppure cosa posso fare per questa persona? 

E’ la nostra natura che ci dà l’esigenza di interessarci agli altri, l’individualismo e l’indifferenza sono contro natura. Facciamo il "Donacibo" per seguire questa legge dell’esistenza. 

"Prof, noi non abbiamo bisogno di cibo, però se c’è qualcuno che condivide con noi la fatica e i problemi, siamo più contenti, abbiamo più fiducia". Ma allora la questione vera è che un gesto di questo tipo spinge a chiedersi: ma io di cosa ho bisogno? Cosa aspetto dalla vita? 

Preceduta da dibattiti di questo tipo nelle varie classi, si è svolta per la prima volta all’Istituto di istruzione superiore G.B. Vaccarini di Catania l’iniziativa "Donacibo" nei giorni 4 e 5 marzo 2016. Due giorni prima, il 2 marzo, in aula magna si sono raccolti un centinaio di ragazzi, i rappresentanti di classe e d’istituto e quelli che si erano resi disponibili per l’organizzazione dell’iniziativa, per ascoltare la testimonianza di Giovanni e Orazio, due volontari dell’Associazione "Cappuccini" di Catania. Dal loro racconto emergeva che la gratuità è diventata la cifra della loro esistenza, a partire da un incontro fatto nel periodo della loro adolescenza con qualcuno che ha abbracciato la loro umanità, facendo loro conoscere l’Amore sconfinato di Dio, che dona in modo assolutamente gratuito. L’incontro ha lasciato aperta una domanda: "ma senza la fede si può vivere la carità?". 

Poi sono arrivati i giorni della raccolta, passare nelle classi, la gioia quando c’era anche una sola busta in classe, ringraziare anche quelli che non avevano portato niente, una punta di amarezza pensando "potevamo fare di più", l’allegria nel sistemare tutti i prodotti nelle scatole davanti ai prof, genitori che passavano, bidelli e tecnici che vedevano in atto una mossa di libertà e tanti non nascondevano commozione e gratitudine. 

L’episodio più bello è quello di una bidella che il giorno prima della raccolta lascia ben due buste di spesa, perché l’indomani sarebbe dovuta partire con sua figlia disoccupata al nord per un colloquio di lavoro. Oppure un’altra che ci invita a lasciare una busta per un ragazzo della scuola che ha la mamma poverissima. 

È proprio vero che il bisogno non è un’obiezione o una mutilazione, ma una grande risorsa perché ciascuno possa diventare più umano e più attento alla realtà. Vero è che si può essere buoni e generosi a prescindere dalla fede, ma è anche vero che "non si può stare in piedi e avere un rapporto costruttivo con la realtà, senza Qualcosa per cui valga la pena di vivere". 






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