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15/11/2015, 20:05



Mostra-su-Don-Giussani


 



La scorsa settimana si è svolta a Catania la mostra su Don Giussani dal titolo "Dalla mia vita alla vostra". Anche i bambini e i volontari dell’Associazione Cappuccini hanno partecipato all’evento. 

Di seguito riportiamo un articolo scritto da una delle guide della mostra, la prof.ssa Franca Rizzo. 


...MA ALLORA GESU’ C’ENTRA QUANDO GIOCO A PALLONE?

Venerdi 6 e sabato 7 novembre, i localindel Teatro Machiavelli di Piazza Università hanno ospitato la mostra sullanfigura e l’opera del sacerdote milanese Luigi Giussani a dieci anni dalla scomparsa. 
La mostra è stata inaugurata da sua Eccellenza il Vescovo di Catania Mons. Gristina alla presenza del Magnifico Rettore dell’Ateneo catanese prof. Giacomo Pignataro e della prof.ssa Grazia Pulvirenti per lan Fondazione Lamberto Poggelli, nella veste di padroni di casa e gestori dello spazio espositivo, e del Responsabile diocesano del Movimento ecclesiale di Comunione e Liberazione dott. Massimo Palumbo. Il coro di Comunione e Liberazione, diretto dal maestro Fabio Nastasi, ha realizzato la cornice musicale dei due giorni, riproponendo brani polifonici e canzoni che hanno costellato l’opera educativa di don Giussani. 
Tutti gli ospiti, accompagnati da una guida, hanno ripercorso attraverso 14 pannelli la storia di un uomo innamorato di Cristo. Un amore contagioso, come dimostrano "i numeri" dell’evento, il cui allestimento ha impegnato quasi 30 guide e più del doppio di volontari: alternandosi al servizio di accoglienza, al volantinaggio e al banchetto libri, hanno fatto sì che circa 1500 persone incontrassero la figura di don Giussani anche attraverso  la proiezione di un video. 
Non può essere solo il richiamo di una celebrazione ad affollare gli spazi di una mostra che ha richiamato tanti visitatori, attratti dall’insolita illuminazione e dal movimento di gente in un angolo della storica piazza catanese. 
Chi si è avvicinato, magari pensando di dare solo una sbirciatina, non ha saputo resistere alla curiosità di seguire una storia raccontata, sempre, con calore e vivacità. E con una certa sorpresa ha scoperto che non si trattava dell’esposizione di episodi mirabolanti, fatti straordinari, eventi incredibili, tipici di una certa tradizione agiografica. Piuttosto si trattava della storia di un uomo che (sono sue parole) "nell’impatto con il reale si sente investito dal contraccolpo stupefatto di una Presenza, l’Essere, Presenza che non faccio io, che trovo. Una Presenza che mi si impone". Giussani, così, propone un cammino assolutamente umano "che cambia il modo di mangiare e bere, mostra la pertinenza della fede alle esigenze della vita" e mostra, allo stesso tempo, la ragionevolezza e la razionalità. 
Uno degli ultimi pannelli ricorda che don Giussani era diventato padre di molti. Questa paternità continua ancora oggi, come dimostrano i tanti episodi riferiti dalle guide, testimoni della commozione e della gratitudine dei visitatori. Ne ricordiamo alcuni, semplici ma significativi. 
Un nutrito gruppo di bambini, accompagnati dagli educatori dell’"Associazione Cappuccini", ha interagito vivacemente con la guida, cogliendo con semplicità il cuore di ciò che stavano ascoltando: «...ma allora Gesù c’entra quando gioco a pallone e faccio lo sgambetto?....e quando mi annoio a scuola?... C’entra anche quando la maestra si arrabbia?».
Una famigliola sosta un po’ titubante sulla soglia: il più piccolo ha con sé un cagnolino e non vuole lasciarlo fuori. I giovani volontari del servizio accoglienza non hanno dubbi: "Ma sì, perché no... entra anche lui!". Sono entrati tutti, insieme al cagnolino che ha seguito scodinzolando. 
Un giovane, senza badare ai pannelli, si dirige risolutamente al banco dei libri posto all’ingresso. Guarda con attenzione, scorre con gli occhi gli scritti di don Giussani. La volontaria di turno gli chiede, allora, se vuole saperne di più, o se magari vuole qualche consiglio per la scelta. Ma lui prende dalla borsa che porta a tracolla il libro di Alberto Savorana "Vita di don Giussani" e dice, con semplicità, di averlo già acquistato dopo averne sentito parlare in una nota trasmissione televisiva. La lettura lo aveva appassionato, anche se gli ha richiesto sei mesi di impegno. Poi, qualche giorno fa, su Facebook si è imbattuto nell’avviso della mostra, e ha quindi deciso di venire a vedere ciò che, da qualche tempo, lo aveva inquietato. Volentieri segue l’illustrazione dei pannelli; alla fine del percorso si trattiene ancora, non sembra avere fretta. Dice chiaramente che desidera entrare in contatto con la gente che vive ciò che lui ha letto nel libro. Le sorprese non sono finite: quest’uomo, così desideroso e attento, no nè un intellettuale, un filosofo ma, come ha detto lui, «solo un meccanico». Ancora una volta dobbiamo riconoscere la grande verità che ci ha consegnato don Giussani: «L’io si desta, risorge, prende coscienza di sé in un incontro. L’avventura umana comincia qui». Come i primi apostoli, come Giovanni e Andrea: gli uomini vivi si accorgono di ciò che la realtà suggerisce loro. 
Infine entra una donna, quasi alla chiusura: è a Catania di passaggio per motivi di lavoro (viene da una città del nord). Chiede se è possibile poter vedere qualcosa, anche velocemente. Sì, c’è il tempo di un ultimo giro, anche soltanto per lei. In silenzio, guardando negli occhi la sua guida, sembra bere le parole che sente. Poi, di fronte al pannello in cui don Giussani spiega il senso delle parole di Gesù "Donna non piangere", non trattiene la commozione. Don Giussani sapeva parlare a tutti, arrivando al cuore delle questioni. Lo sa fare ancora. 
Il genio educativo del prete milanese, con la sua capacità di arrivare in un attimo al cuore delle questioni, non è frutto di abilità dialettica. È frutto di una tradizione che ha nome e cognome. Come amava dire, è la strada della Chiesa di Cristo della cui autenticità è sentinella il Papa. 
A Catania, il movimento di Comunione e Liberazione, sorto a Milano nel 1954 col nome di Gioventù Studentesca, approda pochi anni dopo per iniziativa di un intraprendente sacerdote, don Ciccio Ventorino, recentemente scomparso.  Uomo dalla personalità irruenta e appassionata, straordinario pastore di anime, fine e agguerrito filosofo, ha seguito anche lui la stessa domanda del meccanico. 
Conosciuta una studentessa milanese seguace di Giussani, ha percorso l’Italia in treno per andarlo a conoscere, iniziando un’amicizia che ha accompagnato i due preti fino alla morte. La dedizione assoluta alla Chiesa e al carisma di don Giussani, ha fatto si che intere generazioni di giovani catanesi oggi appartengano ad un popolo che ha cominciato a gustare la fede con una modalità - per dirla con Giussani - "sovversiva e sorprendente delle solite cose".
Tre anni fa è stata richiesta l’apertura della causa di beatificazione di don Luigi Giussani. L’istanza è stata accettata dal Cardinale Angelo Scola. 

Franca Rizzo






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