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26/03/2017, 19:19



DonaCibo-2017---"Nel-rapporto-con-l’altro-io-scopro-chi-sono"
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DonaCibo-2017---"Nel-rapporto-con-l’altro-io-scopro-chi-sono"
DonaCibo-2017---"Nel-rapporto-con-l’altro-io-scopro-chi-sono"
DonaCibo-2017---"Nel-rapporto-con-l’altro-io-scopro-chi-sono"
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Anche quest’anno i volontari dell’Associazione Cappuccini hanno partecipato al DonaCibo, l’evento di raccolta di generi alimentari per le famiglie in difficoltà che coinvolge le scuole.
Per presentare l’iniziativa, alcuni volontari dell’Associazione Cappuccini hanno raccontato la propria esperienza di volontariato di fronte a tanti ragazzi delle scuole.
Di seguito, riportiamo due di questi interventi:

Ogni settimana la caritativa comincia col gesto della busta. In una famiglia a cui porto la busta c’è Pierino, un bambino di sei anni che poi mi segue al doposcuola dove vado subito dopo. Nel tragitto da casa sua al doposcuola mi riempie sempre di domande, ma una la ripete ogni volta: perché porti la busta a queste famiglie? Nel tentare di rispondergli nella maniera più semplice possibile mi accorgo che la domanda in realtà mi sfida molto: perché un pomeriggio alla settimana occupo il mio tempo per aiutare qualcuno che neanche conosco? Perché mi rendo sempre più conto che è nel rapporto con l’altro che io scopro sempre di più chi sono e cosa desidero. Come è successo un giorno al doposcuola, mentre facevo studiare Mattia. Stavamo studiando scienze quando a un certo punto lui mi chiede "ma perché esistono così tanti studiosi che studiano tante cose diverse?" Io gli rispondo di getto "forse perché hanno domande diverse: il biologo si chiedeva perché certe cose sono vive e altre no, allora si è messo a studiare gli esseri viventi; l’astronomo si chiedeva di cosa fossero fatte le stelle e allora si è messo a studiare l’universo". Lui, accendendosi, mi dice "io voglio fare o l’archeologo o il muratore perché mi piace scavare, però l’archeologo mi piace di più perché si fa tante domande, tipo perché i dinosauri si sono estinti? Se divento archeologo posso rispondere alle domande". A un certo punto arriviamo alla professione del medico e io gli dico che sto studiando medicina, allora lui mi chiede "e tu che domanda hai?". Per un attimo sono rimasta in silenzio, mi aveva colto di sorpresa. Ma lui subito riprende "io per esempio mi chiedo sempre: ma perché esiste la malattia e il male, perché non c’è solo il bene?". Mi sono commossa, era proprio la mia domanda, che avevo messo da parte e che quel bambino mi aveva ridonato. Nel rapporto con lui ho dovuto riscoprire il perché io faccio le cose, il perché di quello che studio e ho dovuto ripescare qual è la mia domanda di fronte alla realtà.
Caterina

Come nasce l’Associazione Cappuccini?
Circa vent’anni fa una ragazzina più o meno della vostra età guardando il disagio del quartiere in cui viveva (quartiere Cappuccini) ha espresso il desiderio di aiutare e di offrire una compagnia. Questo desiderio in lei si è mosso fino ad arrivare a scuola e chiedere ai suoi compagni e a una Prof un aiuto concreto per poter rispondere alla povertà. Il sì di questa professoressa e di questi suoi amici ha permesso la nascita dell’associazione che tutt’oggi opera. Siamo tanti volontari, studenti liceali e universitari, giovani lavoratori e adulti. 

Cosa c’entra il dona cibo con me?
Il dona cibo, questo piccolo e apparentemente gesto inutile, ha dietro una grandezza, un segreto.
Quando avevo l’età di 16 anni a scuola il mio più grande desiderio era quello di cambiare il mondo, perché non riuscivo a sopportare tante ingiustizie che accadevano a scuola o nella vita. Ma non riuscivo a trovare risposta. Nulla bastava, né gli scioperi, né le lotte per strada, gli stessi professori apparivano poco appassionati alla vita e a quello che insegnavano a scuola. Mi accorgevo che mancava qualcosa, mancavo io, la mia mossa personale, un mio fare, l’esserci. Poi accadde un fatto, durante il derby Catania Palermo muore l’ispettore Raciti in cui erano presenti molti giovani tra cui alcuni ragazzi dello Spedalieri. Rispetto a questo fatto un professore universitario scrisse: "si gioca con la morte quando la vita non vale niente". Quando la vita vale davvero?
Questa è stata la domanda che ha dato inizio a una ricerca vera in tutte le circostanze della vita, partendo dalla scuola. Solo una professoressa riusciva a prendere a cuore queste domande e viveva la scuola con una diversità nuova. Quindi decido di stare a lezione seriamente nelle sue ore e conoscendola sempre più scopro che fa volontariato. Mi autoinvito e vado a vedere. Scopro un mondo nuovo che non conoscevo e che stava proprio dietro la mia scuola e nella mia città. Dopo aver conosciuto i bambini e le famiglie del quartiere non me ne sono più andato via. Perché capivo e capisco, come dice la canzone "La Libertà" di Giorgio Gaber, "La Libertà è partecipazione", cioè partecipare è condividere la mia vita con gli altri. Partecipare alla salvezza del mondo con la mia vita in questo gesto e nello stesso tempo la vita dell’altro, dei bambini, contribuisce a salvare me dall’egoismo e dall’individualismo. Il piccolo gesto del dona cibo è contribuire alla salvezza del mondo, ma bisogna esserne consapevoli nel portare quel pacco di pasta, c’è bisogno di me e della mia libertà. Ma il gesto del dona cibo non finisce solo con la busta, perché il bisogno della gente non è solo quello materiale ma anche quello umano e spirituale, hanno bisogno di tutto.
Una volta una signora a cui portiamo la busta con gli alimenti mi dice: "non ho bisogno della busta o che mi risolvi i problemi, ho bisogno della tua compagnia".
Giovanni



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